Cartesio, nella sua ricerca di una verità assoluta, decide di mettere in dubbio ogni cosa. Sospetta dei sensi, della memoria, del corpo e persino dell'esistenza del mondo esterno. Si spinge fino a immaginare l'ipotesi di un "genio maligno", un'entità che potrebbe ingannarlo su tutto, facendogli credere reale ciò che forse non lo è. Questo dubbio radicale lo conduce a un’apparente condizione di smarrimento: tutto sembra crollare, nulla appare certo.
Eppure, nel cuore di questa incertezza, Cartesio scopre una verità innegabile. Anche se dubita di tutto, non può dubitare del fatto che sta dubitando. Il dubbio stesso è un atto del pensiero, e il pensiero implica necessariamente un soggetto pensante. Così giunge alla prima certezza assoluta: "Cogito ergo sum" ("Penso, dunque sono"), una verità che si afferma ogni volta che viene pensata o pronunciata.
Ma cosa è questo "io"? Non un corpo, perché di esso si può dubitare, ma una "res cogitans", una cosa che pensa. L'essenza dell'essere umano, dunque, è il pensiero: è il pensare che rende l'"io" reale. Se il pensiero cessasse, cesserebbe anche l’esistenza.
Con questa intuizione, Cartesio trova quel "punto fisso" di cui parlava Archimede, una base certa e indubitabile su cui fondare tutta la conoscenza. Il pensiero diventa la radice stessa dell’esistenza e la chiave per ricostruire il sapere.
YouTube video, Cogito Ergo Sum
Grazia G.

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